ROMA - CHIESA SAN ANTONIO (Istituto Português de Santo António)

Artistic Consultant

Jean Guillou

Voicer   

Franco Nicora

Foto di G. Luna
Per gentile concessione dell'Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma


Jean Guillou - Il nuovo organo di S.Antonio dei Portoghesi a Roma

Visitando la cittadina di Aquincum sul Danubio (sperduto sito romano nei pressi di Budapest, ricco di una quantità tale di ritrovamenti archeologici da poter essere raccolti in un museo) non si può non rimanere stupiti per la presenza di un organo costruito, circa 400 anni dopo il primo portativo di Ktesibios, in modo molto simile al suo prototipo. La struttura, pur in degrado e in parte deteriorata dal fuoco, permette di osservarne ancora tutti gli elementi .... continua
 


"Il nuovo Grand'Organo Mascioni, progettato da Jean Guillou, della chiesa di S.Antonio dei Portoghesi in Roma, Chiesa nazionale del Portogallo, commissionato dal Rettore Mons. Agostinho Borges, rappresenta un unicum nella capitale italiana, in quanto ad originalità e funzionalità nello spazio sacro di accoglienza.
La qualità del nuovo organo è sinfonica, con un complesso "gioco" interattivo fra i differenti registri distribuiti fra le quattro tastiere e il pedale, alcuni essendo basati su sei ottave reali.
Inoltre il criterio di "metamorfosi timbrica" così come la trasmissione sensitiva ne fanno uno strumento autenticamente complesso concepito in uno spazio non grande, laddove nulla è stato intaccato dal punto di vista delle architetture e di ciò che già esiste in chiesa.
La funzione dell'organo è quella di suonare, e suonare in maniera idonea nella liturgia. Ma l'organo, strumento a canne, a tasto e ad aria, nasce e si presenta in maniera poliedrica.
Già la maestria concettuale di Guillou unitamente all'arte costruttiva della Famiglia Mascioni dimostrano questo.
Ulteriormente il programma dell'organo di S.Antonio vedrà considerare lo strumento in modo attivo in quanto soggetto nello spazio sacro in cui si trova: interpretazione permanente di tutto il repertorio, solista e con altri strumenti e voci, improvvisazione, composizione originale odierna,
Questi gli aspetti fondamentali che si offranno per tutto l'anno alla comunità portoghese, ma anche a quella romana ed a tutti i pellegrini che verranno alla nostra Chiesa, primo esempio di rinnovata arte organistica europea in Roma."

Giampaolo Di Rosa
Organista Titolare

Chiesa di S.Antonio dei Portoghesi
Via dei Portoghesi, 2
00186 - ROMA

Rettore: Rev. Mons. Agostinho da Costa Borges

 Come raggiungere la chiesa

 


La consolle

L'ellissi è la forma geometrica dalla quale nascono le moderne linee della nuova consolle.
Questo strumento rappresenta l'ultima frontiera della tecnologia applicata all'organaria: la "trasmissione proporzionale" vuole emulare la trasmissione meccanica attraverso sofisticati sensori e trasduttori.

Copyright ©2010 IPSAR - Foto di G.Proietti

La trasmissione "sensitiva"

Differentemente dalla tradizionale trasmissione elettrica, questa nuova tecnologia permette all'organista il controllo dell'attacco del suono delle canne così come avviene per gli strumenti a trasmissione meccanica.
Ciò è possibile inserendo uno speciale sensore nei tasti in grado di "leggere" istantaneamente la posizione durante il movimento e trasmetterlo al corrispondente ventilabro nei somieri.
Un altro dispositivo in organo riceve queste informazioni sul movimento del rispettivo tasto e controlla l'apertura del ventilabro a cui è connesso seguendone fedelmente la posizione proprio come avviene nella trasmissione di un organo meccanico: se ad esempio si abbassa il tasto sino a metà corsa, anche il corrispettivo ventilabro, nell'aprirsi si fermerà a metà della sua apertura.
E' proprio come se un invisibile tirante meccanico fosse collegato tra il tasto e rispettivo ventilabro. Questo sistema è nato dalla lunga collaborazione della ditta Mascioni con la ditta Eltec, specializzata in dispositivi per organo.

 

Guarda la demo del funzionamento del sistema proporzionale (attiva l'audio).

Clicca sopra l'immagine.


 

Descrizione Strumento

Quattro tastiere di 61 note (Do - do5)
Pedaliera 32 note (Do - sol3)

 

 

Composizione Fonica

  Manual  I       Manual  IV    
               
1. Flauto 8'

dal "A"

26. Koppelflöte 8'

dal "A"

2. Flauto a camino 8'  

27.

Flûte Harmonique 8' dal "B"
3. Flauto a camino 4'   28. Flûte Harmonique 4' prima ottava dal "B"
4. Sesquialtera 2 file 2.2/3'   29. Nasard Harmonique 2.2/3' dal "D"
5. Cembalo 3 file 1'   30. Tierce Harmonique 1.3/5' dal "E"
6. Regale 16'

dal "G"

31. Piccolo Harmonique 1' prime tre ottave dal "C"
7. Dulzian 8'   32. Regale 16' dal "G"
8. Clarinetto 8'

dal "G"

33. Oboe 8' dal "H"
  Tremolo     34. Bombarda 16' dal "I"
        35. Trombone 8' dal "I"
  Manual  II       Tremolo Oboe    
               
9. Principale 8'     Pedal    
10. Corno camoscio 8'          
11. Quinta 5.1/3'

dal "D"

36. Flautone 16' dal "B"
12. Principale 4'   37. Subbasso 16' dal "A"
13. Terza 3.1/5'

dal "E"

38. Gran Quinta 10.2/3' dal "A" e "D"
14. Nachthorn 2'   39. Flauto 8' dal "B"
15. Plein-Jeu 5/6 file 2'   40. Flauto 4' dal "A"
16. Cornetto 5 file 8'   41. Flautino 2' dal "C"
17. Cromorne 8'   42. Terza 3.1/5' dal "E"
18. Tromba 8'

dal "I"

43. Basson 16' dal III manuale
        44. Regale 16' dal "G"
  Manual  III (Espr.)     45. Bombarda 16' dal "I"
        46. Trompette 8' dal "H"
19. Bordone 8'   47. Clairon 4' dal "G"
20. Holzprincipal 4'          
21. Larigot 1.1/3'          
22. Voix Humaine 8'          
23. Basson 16'          
24. Hautbois 8'          
25. Trompette 8'          
  Tremolo            
               
  Unioni       Accoppiamenti    
               
48. I     8   Ped.     58. I    16   I    
49. II    8   Ped.     59. I    16   II    
50. III   8   Ped.     60. III  16  III    
51. IV   8   Ped.     61. III  16  II    
52. I     8   II            
53. III   8   II            
54. IV   8   II            
55. III   8   I            
56. IV   8   I            
57. IV   8   III            
               

A - Subbasso 16' - Koppelflöte 8'
B - Fautone 16' - Flûte harmonique 8'
C - Flûte 4' (prima ottava dal "B")
D - Quinta 5 1/3 - Nasard harmonique 2 2/3
E - Tierce 3 115 - Tierce hannonique 1 3/5
F - Piccolo harmonique l' (3 ottave dal "C")
G - Regale 16' - Clarinetto 8'
H - Oboe 8'
I - Bombarda 16' - Trombone 8'
 

.

prosegue articolo J.Guillou

....La struttura, pur in degrado e in parte deteriorata dal fuoco, permette di osservarne ancora tutti gli elementi; sebbene si presentino in modo frammentario, grazie alle loro condizioni tuttora analizzabili, si riesce a farsene un'idea completa, tant’é che un organaro di epoca a noi contemporanea (Angster Pecs negli anni ‘ 30 del secolo scorso) ne realizzò una copia esatta e perfettamente funzionante, dotata di 4 registri, in parte tappati, e 52 canne.
Suonando quest’ultimo strumento si è subito colpiti dalla freschezza e dalla vivacità dei timbri che riecheggiano da canne dalla fattura molto semplice.
La prima riflessione che viene in mente è che questo tipo di strumento era suonato nelle grandi arene e nei teatri greco-romani, nel teatro di Delfi ove si svolgevano le Pythiadi e si sfidavano gli organisti dell’epoca; i timbri erano sicuramente molto più potenti e più ricchi rispetto a quelli dell’Aulos o del flauto suonati a quei tempi, i quali non potevano ottenere, con l’ausilio dei soli polmoni umani, veemenza, brillantezza, potenza ed immediatezza paragonabili.

Arricchito di quest’esperienza, mi sono ritrovato a riflettere sull'organo dei nostri giorni e sul fatto che la mia idea riguardo la sua evoluzione potrebbe avvicinarsi a quest’antico organo più che a molti strumenti costruiti oggi!
Ma perché questo strano pensiero?
Per offrirne qui una spiegazione debbo tornare ai principi da me più volte descritti, sia nel mio libro "L’orgue, souvenir et futur" sia in molti altri articoli pubblicati nel corso degli ultimi anni e nei quali ho cercato di studiare i motivi e le ricerche sull’estetica che ha guidato lo sviluppo di tutti gli strumenti costruiti sino ai giorni nostri.

Sono noti i principi e le leggi richiamati per l’elaborazione degli strumenti costruiti oggi; siano essi neo-barocchi o neo-romantici o neo-Cavaillé-Coll, gli organi vengono tuttora definiti mediante imitazione o copia di quanto costruito nel passato. Questi principi sono basati su gruppi, famiglie, insiemi che costituiscono ciò che è chiamato "Plenum", parola che dà l'impressione di massa e di accumulo : non vengono analizzati né la qualità, né la specificità dei registri.
Questi non sarebbero altro che dei gruppi, degli insiemi la cui quantità e qualità di "adepti" ed "associati" assumono più rilevanza rispetto alla loro singola specificità. Si è dunque lontani dal modello originale rappresentato dall’organo di Aquincum, nel caso si ritenga che questo strumento sia stato una novità e che la sua nascita sia stata un’evoluzione sorprendente. Inoltre mi rifiuto di ritenere l'organo attuale come prodotto di una maturazione i cui difetti costringono a considerare solo i fasti del passato.

L'organo è strumento ancora giovane e davanti a sé ha indubbiamente un prospero futuro, futuro che la nostra capacità di immaginazione e le nuove tecniche sapranno offrirgli. Non dimentichiamo che è sempre riuscito a trarre vantaggi dalle invenzioni e dalla fantasia nei settori dell'acustica, della meccanica e della pneumatica. Oggi è ancora l'acustica, nonché l'elettricità e l’elettronica, a fornirgli nuove risorse.
Per tornare di nuovo all’organo di Aquincum, vorrei dire che il mio ideale acustico ed estetico tende a ritrovare la freschezza, il trasporto e l'immediatezza che si percepiscono ascoltandolo. In molte occasioni ho già avuto modo di spiegare che il mio obiettivo nel creare un organo è la ricerca di immediatezza; questo è ancora l’ideale su cui poggia il concetto del mio “organo a struttura variabile", composto da 15 corpi mobili che potrebbero essere posizionati vicini, oppure attorno ovvero in mezzo al pubblico.
D’altronde non prediligo un grande coro di 150 voci anonime, bensì preferisco voci soliste, la cui natura e colore si impongano come la voce e il carattere di un attore. Ogni attore, ogni registro dell'organo sarà importante e la giustapposizione degli uni agli altri genererà altresì nuovi caratteri che s'affermeranno grazie a nuove presenze e a nuove metamorfosi. Questo il motivo per cui la “spazializzazione” di questi registri avrà una sua importanza, paragonabile al colore e alla pronuncia. È essenziale che nell’ascoltare ogni registro se ne avverta la presenza, ogni volta localizzata nel modo più accurato possibile e distintamente dagli altri registri. Per questo mi discosto sempre più dall'idea delle grandi strutture architettoniche che, nel racchiudere il complesso delle canne, danno l'impressione di una massa sonora impersonale. Avevo quindi deciso di disporre l'organo nell’Auditorio di Tenerife a Santa Cruz separando otto diversi corpi distribuiti sui lati della platea, a sinistra e a destra del pubblico.
L'architettura dei luoghi in cui viene costruito l'organo non sempre consente di posizionare lo strumento secondo il proprio ideale; nel caso della chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi a Roma ho dovuto utilizzare gli unici luoghi di codesto ambiente barocco che consentissero di trovare un posto ove distribuire nel miglior modo possibile i registri, secondo il principio illustrato. In effetti lo spazio a disposizione degli organari era limitato. Per questo motivo (come pure a causa di risorse finanziarie estremamente ridotte) mi sono ritrovato nella stessa situazione di quando mi dedicai alla progettazione dell'organo di L’Alpe d 'Huez da me tuttora considerato tappa fondamentale e positiva nella mia evoluzione di studioso d’organo. Questo strumento si presenta a forma di mano aperta costruito oltre trenta anni fa da Detlef Kleuker, il suo prospetto così singolare è stato più volte pubblicato su tutte le riviste specializzate internazionali. Potendolo dotare di soli 24 registri, già allora mi ero prefissato di svolgere una ricerca di ricchezza e di ottimizzazione dell’espressività mediante una quantità minima di registri, potendo asserire che un troppo elevato numero di registri incide negativamente sulla qualità, sulla purezza e sulla vivacità espressiva.
Si sono costruiti fin troppi organi monumentali che sono masse sonore prive d’anima, paragonabili ad una folla, una massa amorfa priva di corpo e struttura personale. L’espressione di folla priva di un’anima è un fenomeno pericoloso, opposto all’espressione spirituale e individuale. E all’epoca ero pertanto soddisfatto di poter eleggere ad elementi solisti “solo” 24 registri, in grado di affermare la propria individualità celebrando così senza impedimenti il proprio splendore.
La mia idea era proprio quella che ogni registro presente si esprima come un attore o un cantante e sappia dare allo spartito suonato il valore dell’opera, facendo percepire l’emissione dalla sua bocca e tutto il colore delle sue corde armoniche. All'Alpe d'Huez avevo provato a posizionare solo i registri che mi sembravano essenziali ottenendo uno strumento ricco e dalla forte personalità.

Per il più recente organo nella chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi a Roma del 2008, traendo spunto dalla precedente esperienza e avendo solo tre registri in più rispetto allo strumento dell'Alpe d'Huez (ossia 27 registri reali), ho potuto “mettere in scena" tutti i solisti da me considerati essenziali per ottenere la massima espressività; la loro distribuzione su 4 manuali avrebbe infine consentito una maggiore libertà nella personalizzazione degli stessi registri. Gli attuali progressi della tecnica hanno reso possibile scegliere la trasmissione elettronica cosiddetta “sensitiva” (digitale), realizzata dalla italiana ELTEC, e di avere la consolle mobile posizionata nella navata centrale della chiesa.
Come già detto in precedenza la chiesa, di modeste dimensioni, è in stile barocco e l'unico spazio disponibile per la disposizione delle canne si trovava sulla tribuna che si estende su entrambi i lati con soffitto a volta. Al centro di questa tribuna vi è un piccolo corpo barocco, che aveva perso lo strumento originario; quindi la decisione di utilizzare questa piccola struttura per posizionarvi i registri disposti al Gr. Organo e utilizzare anche gli spazi sulla tribuna in modo che nulla sia visibile dalla navata centrale. A parte la struttura centrale che non palesa alcunché di speciale del suo effettivo contenuto (pressoché invisibile), questo nuovo organo, avendo la maggior parte delle canne adagiate orizzontalmente, rimane nascosto allo sguardo del visitatore. Inoltre, esplorando la chiesa avevo trovato un bel balconcino affacciantesi sul transetto e mi ero reso conto che sarebbe stato possibile posizionarvi un altro piccolo corpo simile ad un Brustwerk. Ma anche qui, le canne sono appena visibili.

Ho iniziato quindi disponendo il Gr. Organo con ciò che costituisce una base armonica essenziale, il Principale 8 ', che volevo ricco e lirico; e la prima esperienza con l’accordatore Franco Nicora è stata decisiva, come determinante era stato l’incontro con il talento di Detlef Kleuker, grazie all'ascolto dei suoi Principali. Un Principale, infatti, deve disporre di un attacco e un’emissione labiale in grado di proiettare una gamma di armoniche. Occorre pure che le misure della Mistura rispondano a quelle del Principale. Quindi per offrire un’estensione ancora più ampia a questo "Plenum" ho aggiunto un registro Flauto 8 ', pur ricco di armoniche differenti da quelle del Principale, e un Nachthorn 2’ estremamente largo.
Ritengo deleterio accumulare Misture, in quanto tutti i doppioni dei suoni armonici causano sempre un errore di precisione anche negli organi mantenuti al meglio ed accordati correttamente, perché si sa che l'accordatura di una canna non rimane mai perfettamente stabile. Inoltre, l'accumulo di suoni della stessa altezza non significa un aumento di volume; ingenera, al contrario, una perdita di carattere di questi registri. Il Cornetto e il Cromorno hanno completato il II manuale con la loro indispensabile presenza di solisti. Identica economia per il Récit al III manuale, al quale ho apportato il Larigot incaricato di rispondere alle mutazioni degli altri manuali, perché in questo settore la varietà è indispensabile. Quindi si hanno registri d’ancia incaricati di apportare la loro tipica potenza solista, in particolare per César Franck.
Infine il Positivo ci svela la sua eredità classica con la Sesquialtera, un Cembalo al tempo stesso brillante e leggero le cui armoniche completano quelle acute del Gr. Organo, pur armonizzate in modo che lo si possa ascoltare con il Flauto a camino solo, o con la Sesquialtera, o col Dulzian. In aggiunta, questo Cembalo è composto in modo da possedere 2 ripetizioni (ritornelli) verso l’acuto fino al medio, poi ridiscende.

Si hanno quindi tre manuali che sarebbero stati sufficienti per creare un organo già ricco e variegato. E 'qui che si aggiunge un altro gruppo di registri da me chiamati “Wanderer Klavier” (NdT "Manuale migrante-vagante). Una parte di questi registri comprende 73 note, al fine di poter utilizzare ciascun registro con un'ottava superiore o inferiore. Tutti questi registri sono destinati al Pedale e al IV Manuale, ma anche per alcuni di essi, al Gr. Organo e al Positivo, che è il motivo per cui gli ho dato questo nome. Questi registri non solo "wandern"=MIGRANO-VAGANO, ma alcuni di essi si trasformano. Così il Subbasso 16' diventa, dopo la 2° ottava, un Koppelflöte, il Regale 16' si trasforma in Clarinetto. Da solo l'Oboe comporta soltanto 61 note, ma non orizzontale come quello che ho fatto costruire per la prima volta presso l'Alpe d'Huez, in realtà suona come "en chamande", la qual cosa offre un registro completamente diverso da quello del Récit. E, ovviamente, arricchito della mia prima esperienza fatta sull'organo del "Chant d'Oiseau” a Bruxelles, ho introdotto questo Cornetto composto interamente di Flauti armonici, le cui dimensioni e 1irismo donano una ricchezza particolare all'intero strumento. Evidenzio, inoltre, che diversi altri organari non hanno esitato a riprendere la mia idea a favore dei loro risultati. Così ci si rende conto che se si ha un'idea originale convincente, diverrà molto rapidamente di dominio pubblico. Infine, la Trompette 16'-8’, al tempo stesso ancia del Pedale, del Gr. Organo e del Solo, corona tutto ciò che, con così pochi registri, suona come un grande strumento e ha tutte le possibilità di registrazione. Qui di seguito illustro la descrizione del "Wanderer Klavier".
I numeri che precedono ogni registro permetteranno di riconoscerli nella loro nomenclatura genera1e dell'organo. “Wanderer Klavier”

A - Subbasso 16' - Koppelflöte 8'
B - Fautone 16' - Flûte harmonique 8'
C - Flûte 4' (prima ottava dal "B")
D - Quinta 5 1/3 - Nasard harmonique 2 2/3
E - Tierce 3 115 - Tierce hannonique 1 3/5
F - Piccolo harmonique l' (3 ottave dal "C")
G - Regale 16' - Clarinetto 8'
H - Oboe 8'
I - Bombarda 16' - Trombone 8'

Permettetemi di dire quanto sia orgoglioso della realizzazione eseguita dalla Casa Organaria Mascioni che si può contare tra le poche Case in Europa la cui famiglia continua a mantenere la sua reputazione a partire dal diciannovesimo secolo, con tre fratelli, figli e cugini attualmente in attività. Sono molto grato che abbiano voluto creare questo strumento accettando di seguire così fedelmente le mie idee. Persino le misure della consolle, differenti da quelle abitualmente adottate, soddisfano il mio desiderio di offrire all’organista un confort fisico adatto ad una tecnica organistica in grado di fornire la migliore interpretazione delle opere più complesse. E’ stato il Vescovo Agostinho da Costa Borges, Rettore della chiesa e pure consulente culturale dell'Ambasciata del Portogallo presso la Santa Sede, che col suo operato ed entusiasmo per la musica ha deciso di far realizzare quest’organo, riuscendo a trovare i finanziamenti. Ha inoltre nominato titolare l’organista e musicologo italiano Giampaolo di Rosa, attualmente Professore di organo presso l'Università di Porto.


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